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IL PANATHLON INTERNATIONAL PIANGE LEA PERICOLI E FRANCO CHIMENTI

Ufficio comunicazione Panathlon International 

Nel volgere di poche ore, lo sport ha pianto la morte di Franco Chimenti, rieletto pochi giorni fa presidente della Federazione Italiana Golf per la settimana volta consecutiva, e l’addio di Lea Pericoli, la prima figura iconica del tennis. La commozione non è solo italiana perché Franco e Lea, in modi logicamente diversi, hanno scritto pagine importanti a livello internazionale.   

Di Franco Chimenti, morto a 85 anni, va sottolineata in particolare la forza d’animo che gli ha permesso di lottare contro il terribile tumore al pancreas e di vivere con entusiasmo, appena un anno fa, le straordinarie giornate italiane della Ryder Cup, strappata a competitor di maggior peso economico. Sembrava un ragazzino quando sui campi del Circolo Marco Simone di Guidonia passava da una buca all’altra per seguire i migliori interpreti di questa competizione vista in tv da milioni di fan. Era convinto all’inizio del terzo millennio di fare del golf uno sport popolare, non più di nicchia: c’è riuscito. Con lui i praticanti sono aumentati esponenzialmente e sono maturati top player come i fratelli Molinari, Paratore, Manassero, Celli. Un visionario, apprezzato in certi periodi più all’estero che nel suo paese. Parlava con il cuore degli atleti italiani, tutti suoi figli. Ma si illuminava quando raccontava di Woods, Palmer, Mickelson o Nicklaus, alcuni dei migliori golfisti d’ogni tempo.

In ambito sportivo ha fatto parte della Giunta del Coni, ha guidato Coni Servizi, ha perso nel 2009 la corsa alla presidenza del Coni con Gianni Petrucci. Avremmo applaudito in lui uno splendido presidente del Coni per idee, progettualità e relazioni internazionali. Se è stato un grande uomo di sport, lo deve anche al bagaglio culturale che s’è costruito negli anni giovanili e in quelli della maturità, soprattutto in ambito universitario. È stato preside della Facoltà di Farmacia all’Università della Sapienza di Roma, dopo esserne stato professore ordinario di Chimica Farmaceutica, oltre che Membro della New York Academy of Scienze, Accademico delle Scienze Medico Chirurgiche e Accademico del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico. Per lo sport, non solo italiano, una grave perdita. 

Quasi contemporaneamente è giunta la notizia che Lea Pericoli non c’è più. A marzo avrebbe compiuto 90 anni. Icona di sport e di stile, conosciuta in tutto il mondo, poteva intraprendere la carriera di attrice per quanto era bella e affascinante. Il giornalista e scrittore Gianni Clerici la definì “La Divina” per il gioco e l’eleganza che esprimeva sui campi da tennis, e non solo. Al torneo di Wimbledon del 1955 suscitò clamore scendendo in campo con un gonnellino, corto come si usa adesso, impreziosito da piume di struzzo, realizzato per lei dallo stilista inglese Ted Tinling: ora conservato al “Victoria and Albert Museum di Londra”. Potremmo definirla la prima campionessa di tennis in minigonna. Indimenticabili anche i vestitini con il bordo di visone o arricchiti da pizzi. Intelligente, volitiva, ironica, dotata di forte personalità. Altrimenti Lea, da minorenne, non avrebbe convinto il padre a restare in Italia e allontanarsi dalla famiglia che viveva in Africa, ad Addis Abeba.

In carriera, coniugando il talento agli allenamenti, ha vinto 27 titoli nazionali. Negli Slam ha giocato in singolo per quattro volte gli ottavi al Roland Garros (1955, 1960, 1964, 1971) e per tre volte a Wimbledon (1965, 1967,1970); in doppio ha raggiunto le semifinali al Roland Garros nel 1964 e i quarti a Wimbledon nek 1960. Nel Principato di Monaco, la sua seconda casa, ha vinto decine di tornei: basta leggere le targhe al Country Club di Montecarlo. Al termine della carriera è stata la prima donna a scrivere di tennis su “Il Giornale Nuovo” di Montanelli e a commentarlo in tv a “Telemontecarlo” con un garbo, una competenza e una passione sconosciuti a tanti colleghi. Nel 1973 raccontò, sfidando il perbenismo dell’epoca, di avere un cancro all’utero, e poi di averlo sconfitto.

Con Nicola Pietrangeli ha dato vita alla coppia più bella del tennis mondiale. In comune fra i due, oltre al tennis e al sentimento, anche la permanenza in Africa. Nicola nacque a Tunisi 91 anni fa e per puro caso non prese la nazionalità francese. Lea visse a lungo ad Addis Abeba dove il padre, imprenditore, portò la famiglia all’indomani della guerra d’Etiopia. Poi fu solo tennis, glamour ed eleganza.

Già ci manchi, tantissimo.