Nella Chiesa di San Carlo, una platea da quattrocento persone ha assistito al dialogo “Visione di gioco - Il calcio tra impresa ed educazione alla vita”, appuntamento del Festival Filosofia in collaborazione con Panathlon Club Modena e Modena FC. A richiamare un pubblico così numeroso senz’altro il tema, ma anche due relatori d’eccezione: il professore e filosofo Oreste Tolone e il presidente del Modena Calcio Carlo Rivetti.
Un incontro condotto da Davide Caliaro, che ha dato vita a uno scambio stimolante e inedito, che ha toccato concetti come quelli di sport e gioco, delle figure (maestri, mentori, professori che siano) incaricati di indirizzare il talento, perfettamente in linea con il filo conduttore di questa edizione del Festival, “paideia”.
Prendendo spunto da opere di autori come Desmond Morris o Norbert Elias, il professor Tolone ha saputo inquadrare la pratica sportiva, e il calcio in particolare, da un punto di vista filosofico e antropologico, mentre il presidente Rivetti, da imprenditore e uomo di sport, ha potuto parlare di gestione delle sconfitte, ma anche delle vittorie, rimettendo al centro dell’esperienza sportive e imprenditoriale il fattore umano, in una sintesi che ha parlato di come nello sport debbano convivere fantasia e regole, e sia proprio questo aspetto a consentire all’uomo di evolvere.
Ad applaudirli, oltre ai soci Panathlon e al pubblico del Festival Filosofia, tanti personaggi dello sport, della cultura e della società modenese, a partire da Vittorio Lugli ed Edith Barbieri, rispettivamente presidente e direttrice della Fondazione Collegio San Carlo di Modena, che la presidente del Panathlon modenese Maria Carafoli ringrazia per aver messo a disposizione la meravigliosa location: “Una serata che immaginavamo straordinaria, ma che ha saputo sorprenderci – continua la presidente Carafoli – grazie soprattutto alla bravura, all’umanità e alla voglia di mettersi in gioco del professor Tolone e del presidente Rivetti. Una pagina indimenticabile di grande cultura sportiva, la dimostrazione che dialogo, valori e cultura possono avvicinare mondi apparentemente distanti”.