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Il Congresso Europeo sul Fair Play e l'Assemblea generale del Movimento Europeo per il Fair Play si svolgeranno il 19 maggio di quest'anno, per celebrare la Giornata mondiale del Fair Play, istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione A/78/L.85, è prevista anche la cerimonia di consegna dei premi EFP/EFPM.

L'EFPM invita annualmente tutti i suoi membri, i Comitati olimpici nazionali europei, le organizzazioni sportive e le istituzioni educative a presentare le loro candidature per i Premi Fair Play nelle seguenti categorie:

 LA COPPA EUROPEA DI MERITO E IL DIPLOMA DI FAIR PLAY, realizzati con il patrocinio dei Comitati Olimpici Europei a favore di un'organizzazione/un individuo

IL DIPLOMA EUROPEO DI FAIR PLAY, realizzato con il patrocinio dei Comitati Olimpici Europei, a un'organizzazione/un individuo.

IL PREMIO EFPM “SPIRITO DI FAIR PLAY” a organizzazioni/squadre o singoli individui

IL PREMIO EFPM “FAIR PLAY FLAME” a un atleta o a una squadra under 18

IL PREMIO EFPM “FAIR PLAY VOX”, realizzato sotto l'egida di AIPS Europe per le istituzioni e le aziende coinvolte nei media stampati, radiotelevisivi o elettronici, e per le persone che vi lavorano.

I criteri per ciascuno dei Premi Fair Play, compresi i dettagli e i moduli di candidatura, sono disponibili nella sezione web dell'EFPM “Premi”: www.fairplayeur.com/awards/.

In allegato trovate la guida alle candidature per il 2025 e anche il modulo di candidatura per i diversi premi da compilare. 

Le candidature per i Premi Fair Play 2025 EFP/EFPM possono essere inviate al seguente indirizzo e-mail fino al 15 aprile 2025: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Saranno accettate solo le proposte redatte sui moduli allegati.

Call for entries 2025

EFP EFPM_AWARDS_Nomination Form2025

di  Alberto Bortolotti

Il ricordo di Drazen Dalipagic non può cominciare se non con una sorta di omelia cestistica del più grande santone del loro basket, il giuliano/sloveno Sergio Tavcar: “… tre campionissimi che non si possono discutere sono stati Dragan "Cobra" Kićanović, Dražen"Praja" Dalipagić e Vlade Divac. Tutti questi erano giocatori che in giornata davano la netta sensazione di essere immarcabili, caratteristica questa che distingue il campionissimo dal semplice campione. Su questi giocatori la mia convinzione è di tipo"tauceriano", cioè assoluta”.

A proposito di definizioni, a Belgrado i tifosi del Partizan li chiamavamo “Kića i Praja, pobede bez kraja” (Kića e Praja, vittorie senza fine). E, quanto alla personalità, eccovi – forse - una leggenda metropolitana: si narra che, ad un dato momento, durante la preparazione, Dalipagić si fosse recato dal granitico Professor Nikolic, il suo tecnico, a nome di tutta la squadra. “Coach,  forse sarebbe meglio che ascoltasse anche cosa vogliamo noi. Perché lei il campionato senza di noi non potrà vincerlo, mentre noi, anche senza di lei, potremmo probabilmente vincerlo ugualmente”.

Quanto al record dei 70 punti, ricordo bene quel 25 gennaio 1987, il giorno dei 70 punti. Ero in redazione a Rete 7, in attesa di realizzare il corposo “Sport Today” domenicale, il notiziario sportivo che non poteva esimersi dall’affrontare in profondità Bologna, Fortitudo e Virtus (tutte giocanti la domenica pomeriggio, il “lunch match” e la “football night” erano robe, forse, da NFL). Qualche settimana prima avevamo definito MartyByrnes, l’algido e bianchissimo straniero fatto arrivare da un Avvocato Porelli un po’ in ritirata e che avrebbe, quella domenica all’Arsenale, marcato Praja Dalipagic (salvo rari e improgrammabili momenti di zona), un “tristo”: aggettivo bolognese che significa scarso. Lui se ne infuriò ma alla fine ci dette ragione, nonostante le cure che coach Sandro Gamba applicava a quel riottoso e poco combattivo esterno. A fine stagione fu liquidato.

Stupì il tabellino che diceva 70 punti (il tiro da 3 era arrivato giusto tre stagioni prima, ma mi viene quasi da pensare che lui quel bottino lo avrebbe fatti lo stesso!) però non stupì la gragnuoladi colpi che affondò le V nere tra le calli veneziane. In fondo Dalipagic era quello che “masticava” 600 tiri in solitaria alla fine di ogni allenamento, tanto da farsi dare dal custode una copia delle chiavi della palestra perché lui, il bosniaco di Mostar quando ancora la Bosnia-Herzegovina era forse una regione dell’impero titino, voleva esercitare la caratteristica, in fondo, peculiare, della palla al cesto: il cesto, appunto. Si chiama “palla a canestro”, sto sport, lo ricordo spesso anche al mio amico Ettore Messina. E dell’essenza profonda di quello sport Dalipagic è stato probabilmente l’interprete più fedele, attento, una sorta di custode del Sacro Graal: il tiro, nel suo assolutismo e nella sua purezza tecnica e stilistica. Un manuale vivente. 

Nel 1987 Praja si era appena ritirato dalla Nazionale dei “plavi” che defunse poi, come entità, nel ’91 a Roma quando la Slovenia uscì per prima dalla Jugoslavia e Jure Zdovc fu allontanato, neanche fosse un ladro, dal ritiro capitolino. La sua generazione è precedente a quella scintillante che tanti ricordano: i Petrovic, Kukoc, Radja, Savic, Divac, Danilovic, Djordjevic e altri 100 da poter citare.

So solo che, per noi liceali che scoprivamo il colore in tv e le telecronache irriverenti di Koper/Capodistria, quasi sempre con la voce inconfondibile di Sergio Tavcar, esisteva una trimurti. Le Tre Divinità dell’epoca erano Mirza Delibasic, playmaker, DraganKicanovic, guardia, Drazen Dalipagic, ala. 

Ah, se non credete alla possibilità dei 70 punti “senza tiro da 3”, leggete questo aneddoto udinese. 46 punti, poi la settimana dopo 50, “without 3 points line”. Ma andiamo per ordine.

Durante una delle sedute di tiro il giovane assistente allenatore Colosetti ebbe modo di dire al campione di Mostar che prima di lui aveva conosciuto e allenato un suo simile, Walter Szczerbiak. 

“In una seduta di tiro con Praja gli dissi che avevo lavorato con un altro grande tiratore a Udine: Walter”. Lapidaria la risposta dello stupito Dalipagic: “Sì, grande mano, ma io sono più completo perché gioco anche in uno contro uno e mi creo il tiro”.

Ancora il coach: “Drazen ci ha portati in A1 vincendo il titolo di capocannoniere e segnando 46 punti contro Perugia e 50 contro Reggio Emilia nelle ultime due gare decisive, quando non c’era ancora il tiro da tre e lui era già trentaduenne. Quarant’anni fa la carriera non durava come ora fino quasi alla quarantina di età. Cinque o sei anni prima Dalipagic era all’apice, quando vinceva Mondiali e Olimpiadi era infermabile. Era nel pieno del vigore atletico a 27 o 28 anni, mentre a 32 giocava di tecnica nel tiro. Non era un gran difensore, ma, se stimolato, difendeva anche”.

 

Il M.A. Olympic Studies è un programma di master completamente accreditato, con 120 crediti, pensato per i professionisti che desiderano continuare a lavorare mentre proseguono gli studi. Questo programma part-time prevede una settimana di studio intensivo per semestre, con sei moduli che esplorano aspetti teorici e pratici del Movimento Olimpico. Tra gli argomenti trattati figurano i media e la commercializzazione, le politiche sportive e le relazioni internazionali.

Per ulteriori informazioni e per presentare la domanda di ammissione, visitare il sito web https://myspoho.dshs-koeln.de/qisserver/pages/cs/sys/portal/hisinoneStartPage.faces e un video tutorial per aiutare i candidati durante l'intero processo.

Per ulteriori domande si prega di contattare Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Panoramica generale

Il programma implementa un curriculum interdisciplinare di alto livello in Studi Olimpici per favorire i legami tra il mondo accademico e quello olimpico. Ci sono in totale 6 moduli, che coprono sia il quadro teorico che pratico del Movimento Olimpico:

1. Etica, valori ed educazione olimpica

2. Atleti olimpici e sport d'élite in transizione

3. Metodologie di ricerca negli studi olimpici

4. Governance, politica e organizzazioni olimpiche

5. Giochi olimpici - Media e commercializzazione

6. Relazioni internazionali e movimento olimpico

Le opportunità di finanziamento per il nostro programma sono fornite attraverso l'Olympic Solidarity Scholarship Programme, in collaborazione con i rispettivi Comitati Olimpici Nazionali (NOC), non direttamente da noi. Il periodo di candidatura rimane aperto fino al 28 febbraio 2025.

DSHS Flyer MA Olympic Studies

È la vittima numero 425 degli ultimi due anni: una strage per chi pedala.

di Matteo Contessa

Era nata in una terra di ciclisti Sara Piffer, la giovane promessa trentina delle due ruote investita e uccisa da un’automobile venerdì sulla strada Rotaliana interna che collega Mezzocorona e Mezzolombardo. Era nata a Palù di Giovo, il paese di Francesco Moser, tanto per dirne uno. E in quella terra di ciclisti se n’è andata per sempre. Presto. Troppo. Perché a 19 anni, qualunque sia la causa, è comunque troppo presto per morire. Era un’agonista, Sara, e si stava allenando insieme al fratello. Aveva iniziato la sua carriera nel Velo Sport Mezzocorona e nel 2021 si era distinta con un secondo posto nella Madison. Con il Mendelspeck Ge-Man, l'anno scorso aveva vinto a Corridonia, nelle Marche, ed era arrivata seconda nella crono trentina di Verla/Maso Roncador.

L’automobilista che l’ha investita, un signore di 70 anni, ha spiegato che stava sorpassando, ma era abbagliato dal sole e non ha visto i due ragazzi che arrivavano in direzione opposta. Pensava di darsi un’attenuante, con questa spiegazione. Si è invece gettato addosso un’aggravante: in quel tratto la carreggiata non è ampia e già un sorpasso a un’altra automobile era una manovra al limite. Se poi c’era il sole che abbagliava impedendo di vedere se qualcuno arrivava in senso inverso, allora bisognava aspettare di avere piena e chiara visuale prima di avviare la manovra. 

Sara Piffer non è la ciclista numero 9 del 2025 a perdere la vita. No, Sara è la numero 425 negli ultimi 24 mesi. Una carneficina. Che in realtà non è iniziata all’inizio del 2023, va avanti da molto tempo prima se pensiamo che Michele Scarponi, insieme a Davide Rebellin senz’altro la vittima più illustre in questa lista, venne falciato mentre si allenava vicino a casa sua, nelle Marche, nell’aprile 2017. Molti ciclisti vengono investiti proprio come Sara Piffer, perché sono figure poco ingombranti nella carreggiata e pedalano ai margini della stessa. Chi è al volante pensa sempre di avere comunque lo spazio sufficiente per passare. Invece lo spazio spesso non c’è e chi è in equilibrio meno stabile ne paga sempre le conseguenze. E quasi sempre si tratta di ciclisti agonisti, perché sono loro che per allenarsi hanno bisogno di percorsi lunghi e tracciati dal fondo stradale regolare. Perciò vanno su arterie frequentate da traffico promiscuo. I cicloturisti usano invece per le loro uscite la rete sempre più ampia e diffusa di piste ciclabili interdette ai veicoli a motore.

In entrambi i casi, chi va su due ruote deve rispettare regole di sicurezza molto stringenti: casco obbligatorio, luci anteriori e posteriori sempre accese, andatura in fila indiana e il più vicino possibile al bordo della carreggiata, abbigliamento fluorescente e catarifrangenti in vari punti della bicicletta per essere visibili a distanza anche in caso di visibilità carente. Ma spesso non basta. Il Codice della Strada italiano, già nella versione precedente all’attuale, prevedeva che in caso di sorpasso debba esserci un metro e mezzo di distanza fra il mezzo a motore e la bicicletta. Ma quasi mai questa distanza viene rispettata. Poi ci sono investimenti, feriti e morti. 

Qualcosa bisogna fare, per fermare questa carneficina. Ma non è più solo una questione di regole scritte. E’ una questione culturale, perché il ciclista sulla strada non può essere considerato da chi va a motore il figlio di un dio minore. Ognuno deve fare la sua parte. E il Panathlon International, che in diverse parti del mondo ha numerosi gruppi di ciclisti, non si tira certo indietro. I protocolli d’intesa, anche a a livello nazionale, sono importanti per rendere più sicura la circolazione di chi va in bici. Ma da soli non bastano se non si promuove una diversa cultura fra chi frequenta le strade con mezzi diversi. 

. Serve anche altro. Un’idea molto valida sta facendosi strada da qualche tempo e proprio commentando la morte di Sara Piffer le ha dato voce forte il giornalista della Gazzetta dello Sport Luca Gialanella: bisogna partire dai corsi di scuola guida, inserendo lo studio delle regole d’ingaggio fra mezzi a motore e biciclette nei testi di preparazione alla patente e soprattutto nell’addestramento pratico obbligatorio di guida per chi la vuole prendere. Sarebbe il giusto inizio per educare le nuove generazioni di guidatori a pensare le strade come un luogo di coesistenza fra quattro e due ruote.  

Intanto il pensiero del Panathlon International va a chi resta: ai suoi famigliari e in particolare al fratello di Sara che pedalava con lei e con lei non potrà più girare in bicicletta. Il dolore è straziante. E tutti quanti noi non possiamo essere solo spettatori di questa carneficina. In Italia e fuori d’Italia.

 

Gli uffici della Segreteria Generale rimarranno chiusi lunedì pomeriggio 27 gennaio per allerta idrogeologica (arancione dalle ore 15 alle ore 18) e martedì 28 gennaio per allerta rossa (fino alle ore 14) e arancione (fino alle 16)

 

 

Con la pubblicazione del bando del PHOTO CONTEST 2025, la Fondazione PI-D. Chiesa in collaborazione con il Panathlon International, dà avvio ad un nuovo progetto di concorso fotografico..

Anche questa volta il concorso si svolgerà nell’ambito del Festival di FOTOGRAFIA EUROPEA (https://www.fotografiaeuropea.it/tema-2025/) e (https://www.fotografiaeuropea.it/fe2025-open-call/) organizzato da “Fondazione Palazzo Magnani” e con la collaborazione di “Fondazione per lo sport del Comune di Reggio Emilia”.

Rivolgiamo  a tutti gli organi del Panathlon International, ai Club del PI, ai loro Referenti,  e a tutti i panathleti l’invito a promuovere il concorso attraverso tutti i loro canali di comunicazione.

Il concorso ha lo scopo di diffondere la conoscenza del Panathlon International e diffondere sentimenti ed emozioni fra i giovani sportivi. L’iscrizione è gratuita e sono previsti importanti premi.

Il successo del concorso dipende dalla collaborazione di noi tutti.

Il testo del Regolamento – nelle lingue italiana e inglese – è pubblicato nel sito web del Panathlon International  (https://www.panathlon-international.org/index.php/it-it/fondazione-domenico-chiesa/2025-photo-contest)

Si è tenuta per la prima volta nella storia del Panathlon International, l’Assemblea Generale Straordinaria in modalità telematica. L’evento si è svolto sabato 14 dicembre alle ore 15:00 (CET), con la partecipazione di ben 196 panathleti, riuniti per discutere il punto principale all’ordine del giorno: l’aumento delle quote di affiliazione al PI per il prossimo biennio. Il Presidente Giorgio Chinellato ha dato avvio ai lavori, nominando il Vice Presidente, il Segretario e gli scrutatori, e ha illustrato le motivazioni che hanno spinto il Consiglio Internazionale a proporre l’aumento. Tra le ragioni principali sono state evidenziate: la necessità di sostenere le attività internazionali del PI, comprese l’espansione e nuovi progetti; l’assenza di incrementi delle quote da oltre vent’anni; l’opportunità di riallineare la quota agli effetti dell’inflazione e di compensare le perdite di incassi dovute alla diminuzione del numero dei soci.

Numerosi Club italiani, americani ed europei hanno espresso il loro sostegno alla proposta, riconoscendo la complessità del momento per i Club, ma comprendendo l’importanza di garantire il proseguimento delle iniziative internazionali. Queste motivazioni non sono state condivise da una parte del Movimento.  Alcuni problemi tecnici nella ricezione delle e-mail di voto, talvolta inviate non corrette,  hanno provocato un piccolo ritardo nelle operazioni di voto. Questa la sintesi: su 161 club iscritti e 156 ammessi al voto, solo 136 hanno espresso la loro preferenza -  75 contrari; 56 favorevoli; 5 astenuti di cui 2 schede bianche

Il Presidente, preso atto della decisione dell’Assemblea, ha dichiarato che il lavoro del PI verrà riorganizzato alla luce di questa scelta. Ha poi rivolto un ringraziamento speciale a tutti coloro che hanno contribuito con impegno al lavoro dei mesi precedenti  e ai partecipanti per la loro presenza.

Concludendo, il Presidente ha formulato i migliori auguri per un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo, dichiarando chiusa l’Assemblea alle ore 17:15.

 

 

     

Lo scorso 11 dicembre il Panathlon International, il Segretario Generale Callo Simona insieme a Rossi Monica Segretaria Amministrativa, hanno partecipato al quarto ed ultimo webinar organizzato dal CIO per il 2024 dedicato alla “Good Governance”. In questa occasione il Focus era “Development & Solidarity”. Oltre al PI erano in collegamento erano presenti altri 40 partecipanti rappresentanti di Federazioni e Associazioni Sportive. Il suggerimento che è nato dopo l’incontro è di creare un programma di Good Governance per prossimo il quadriennio 2025/2028. 

Ecco i punti principali trattati che sono ben specificati anche nel Codice Etico del CIO:

Distribuzione delle risorse

Le risorse finanziarie generate dallo sport devono essere reinvestite nello sport, con particolare attenzione allo sviluppo dello stesso e al sostegno diretto o indiretto degli atleti. I proventi finanziari devono essere assegnati in modo equo ed efficiente per garantire gare equilibrate e attrattive, devono essere dedicati a promuovere uno sport equo, inclusivo e diversificato, con un'attenzione particolare alla parità di genere. Le risorse finanziarie devono essere utilizzate attraverso processi chiari e trasparenti, allineati agli obiettivi di sviluppo dello sport ed il principio di solidarietà deve essere un elemento fondamentale nel ripartirle.

Per garantire una gestione responsabile dei fondi, devono essere istituiti meccanismi specifici che consentono di monitorare e valutare l'utilizzo delle risorse da parte dei beneficiari. 

Il CIO per tutti questi motivi, controllerà l’uso dei fondi elargiti a 3 livelli ben definiti.

Responsabilità Ambientale e Sociale

Tutte gli organismi sportivi dovranno impegnarsi a minimizzare gli impatti negativi e a massimizzare quelli positivi responsabilizzandosi attraverso anche l’organizzazione di eventi, promuovendo l'uguaglianza di genere, l'inclusione e la diversità; rispettare e promuovere i diritti umani; perseguire l'eccellenza ambientale.

Collaborazione tra Organizzazioni Sportive e Autorità Governative

Le organizzazioni sportive e le autorità governative devono collaborare e coordinare le loro azioni, rispettando le reciproche giurisdizioni e responsabilità, evitando interferenze indebite. Questa collaborazione deve favorire lo sviluppo dello sport a tutti i livelli; sostenere e proteggere gli atleti, contrastando il doping, ogni forma di manipolazione, la corruzione nello sport, così come molestie, abusi e violenze; utilizzare lo sport come strumento per proteggere i giovani dalla criminalità.

I programmi di sviluppo sportivo devono essere progettati per contribuire agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG)  ed in particolare si dovrà promuovere la creazione di partnership tra organizzazioni sportive, e lavorare per l'espansione e la manutenzione degli impianti sportivi nei Paesi in difficoltà.

Autonomia del Movimento Olimpico

Durante l’incontro si è ribadito che tutte le organizzazioni sportive devono mantenere la propria autonomia e neutralità politica nelle operazioni e nella governance. È fondamentale respingere qualsiasi forma di pressione politica, religiosa o economica che possa ostacolare il rispetto della Carta Olimpica.

Infine, le organizzazioni sportive dovrebbero cercare fonti di finanziamento che siano compatibili con i Principi Fondamentali dell'Olimpismo, promuovendo la diversificazione delle entrate per garantire la sostenibilità e l'indipendenza delle proprie attività.

Insomma, la “good governance” è un'opportunità per consolidare la credibilità. Abbiamo tutti un ruolo da svolgere nei confronti della nostra organizzazione e dei nostri soci.

Durante il Webinar sono intervenuti, portando la loro esperienza nell’attuazione degli adempimenti dei punti fondamentali sulla Good Governance, William Glenwright, Responsabile dello sviluppo globale del Consiglio Internazionale del Cricket, Julie Marks (Gruppo di lavoro sulla sostenibilità) e Saurav Ghosal (co-Presidente, Commissione Atleti) per World Squash Federation. 

La riunione è terminata con la promessa di nuovi webinar durante il 2025. 

Per ulteriori informazioni questo è il link https://www.ipacs.sport/news/good-governance-webinars-conclude-successfully

 

Il giorno Sabato 14 dicembre p.v., in occasione dello svolgimento dell’Assemblea Straordinaria, la Segreteria Generale resterà chiusa per motivi tecnici.  L'accesso sarà consentito esclusivamente agli addetti ai lavori.

Per partecipare all’Assemblea Generale verrà utilizzata la piattaforma ZOOM WORKPLACE®, e  sarà disponibile il servizio di traduzione simultanea in tutte le lingue del PI: italiano, francese, inglese, spagnolo, tedesco e portoghese. 

Per accedere alla piattaforma ZOOM WORKPLACE®  clicca qui

ID Riunione:    863 4924 1471  

Passcode:          524823 

Tutte le informazioni possono essere consultate al seguente link:

assemblea-generale-straordinaria-in-videoconferenza-14-dicembre-2024-ore-15-00-cet  

 

Panathlon International

Fondazione D.Chiesa