Lutto nel mondo del calcio: è scomparso Bruno Pizzul, voce storica del giornalismo sportivo italiano
Il mio pensiero alla morte di Bruno Pizzul che fra 3 giorni avrebbe compiuto 87 anni.
di Filippo Grassia
La scomparsa di Bruno Pizzul lascia un segno indelebile in tutti noi che l’abbiamo stimato e gli abbiamo voluto bene.
Ricordo con piacere e commozione l’appuntamento della domenica sera a Radio Rai 1 in corso Sempione a commentare la giornata di campionato.
Per due stagioni. E gl’incroci durante le partite della nazionale.
Il ricordo di Bruno, con il suo sorriso, resterà per sempre. Sicuro che il Signore, dopo averlo accolto, gli chiederà un racconto di Italia-Germania. Magari con un bicchiere di eccellente vino in mano.
L'Accordo parziale allargato sullo sport (EPAS) del Consiglio d'Europa organizza una tavola rotonda sulla salute delle donne e lo sport in occasione della Giornata internazionale della donna. L'evento si terrà venerdì 7 marzo 2025 dalle 9.30 alle 12.00 (ora di Strasburgo).
La tavola rotonda riunirà esperti e ospiti internazionali che presenteranno le iniziative in atto per garantire che la salute delle donne e delle ragazze nello sport sia presa in considerazione in termini pratici e illustreranno alcune delle principali aree di interesse, tra cui la salute fisica e mentale. Ci saranno due panel, uno incentrato sulle esperienze vissute e un secondo che esaminerà le soluzioni pratiche per migliorare la situazione delle ragazze e delle donne che praticano sport.
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Gli Special Olympics Winter World Games di Torino sono imminenti, ma in attesa della cerimonia di apertura che si svolgerà il prossimo 8 marzo, il 25 febbraio è stata una giornata davvero importante.
Infatti, in contemporanea in tutta Italia, si è svolta la Special Olympics Community Run.
20 città, 1000 runners, la metà dei quali atleti della Special Olympics, hanno portato la fiamma olimpica nelle varie città, coinvolgendo scuole, associazioni, volontari per lanciare un messaggio fortissimo di sensibilizzazione e inclusione a tutto il territorio.
È stata ancora più speciale a Venezia, dove per tradizione la Torcia Olimpica viene sempre scortata dalla Polizia. Infatti, il percorso è partito proprio dalla Questura di Venezia, dove si sono ritrovati i runner della Polizia e della Polizia locale assieme agli atleti speciali ed ai volontari della Venice Marathon per accogliere l’arrivo in macchina della lanterna ed assistere all’accensione della fiaccola da parte del Prefetto. Da qui è partito il corteo che, sempre scortato, ha portato il fuoco di Olimpia fino al Campo della Salute. Qui, di fronte al palco delle autorità, è stato acceso il braciere olimpico, e, con la benedizione del Patriarca, la fiaccola è rientrata in Questura via acqua, seguendo la tradizione.
Sul palco delle autorità, a rappresentare il Panathlon, il Presidente del Panathlon International Giorgio Chinellato. Presenti anche il Presidente del Panathlon Club Venezia Diego Vecchiato ed il past president Giuseppe Zambon.
Quella del Presidente Giorgio Chinellato è stata una presenza importante e fortemente voluta e testimonia la sua sensibilità per il mondo dello sport paralimpico. È un amore nato la prima volta che ha avuto a che fare con atleti speciali in piscina, quando in acqua queste persone straordinarie trovano una loro magnifica dimensione e si muovono con naturalezza. Ed è un amore condiviso con l’amica panathleta Elisabetta Pusiol, Direttrice della Regione Veneto di Special Olympics Italia, anche lei presente in prima fila alla manifestazione.
L’amicizia è di lunga data, e la passione comune per il mondo del movimento paralimpico l’ha costantemente rafforzata, offrendo loro tanti magnifici momenti in cui gli atleti sono stati capaci di trasmettere insegnamenti preziosi ed emozioni davvero straordinarie.
Non è certo un caso se il Presidente ha fortemente voluto tenere per sé la delega per lo sport paralimpico. “Sono da sempre vicino allo straordinario mondo degli atleti paralimpici, persone magnifiche. Io ed Elisabetta Pusiol, Direttrice per il Veneto di Special Olympics, siamo amici dai tempi dei banchi di scuola, e nel tempo le occasioni condivise in cui abbiamo lavorato per gli atleti speciali sono stati molti, e tutti molto emozionanti. Ricordo con piacere, tra tanti episodi, un fundraising improvvisato per permettere ai nostri azzurri di volare, nel 2004, in Messico per i mondiali, e una magnifica sfilata a Venezia con atleti da tutto il mondo che sfilavano davanti al palco a San Marco, e il gonfalone del Panathlon di Venezia-Mestre a chiudere il corteo. Lavorare con gli atleti paralimpici è bellissimo, e quello che riceviamo in cambio del nostro lavoro, quello che impariamo da loro, è a dir poco impagabile.”
Quindi tutti pronti a sostenere gli azzurri agli Special Olympics World Winter Games di Torino, che sarà sicuramente uno spettacolo magnifico.
La strada che è stata fatta nei decenni per dare il posto e l’attenzione che meritano agli atleti delle Special Olympics è tanta, ma tanta ne resta ancora da fare. Il percorso per dare la giusta visibilità alle persone straordinarie che ogni giorno si allenano duramente e si impegnano a fondo nelle competizioni loro riservate è ancora lungo, ma il Panathlon è al loro fianco e in prima linea in questa nobile battaglia, di cui condivide pienamente il lavoro e i valori.
È possibile seguire tutti gli eventi di Special Olympics Italia sul sito dell’associazione o sulla sua pagina Facebook
di Mario Boranga
Delegato comunicazione Panathlon Club Pordenone

La riunione della Commissione Scienza, Cultura e Educazione (CCSE) del Panathlon International (PI) si è svolta lo scorso 13 febbraio in modalità on-line.
Presenti tutti i componenti: Fabio Figueiras, Kole Gjeloshaj, Raffaella Masciadri, Carla Spielmann oltre al Presidente della CCSE Antonio Bramante, al Presidente Internazionale Giorgio Chinellato, al CI Christian Garrabos e al Segretario Generale Simona Callo e a Debora Quercioli (Segreteria Generale).
Durante l'incontro, sono stati discussi vari temi, tra cui il cambiamento del nome della Commissione, introducendo anche la parola “ricerca”, la pianificazione di webinar, la produzione di contributi per la redazione di articoli per la comunicazione e la collaborazione con altre organizzazioni.
È stato proposto di organizzare il primo webinar sul tema dell'attività fisica per la seconda metà di marzo, con il Dr. Victor Matsudo come ospite, e di continuare con edizioni bimestrali nei mesi successivi. È stata inoltre proposta la creazione di un Premio per i Club, per il miglior progetto sulle tematiche del Congresso, che sarà assegnato nel 2026.
Il Presidente Internazionale, Giorgio Chinellato, ha sottolineato l'importanza di coinvolgere il Comitato Paralimpico e il CIO mentre il Presidente Bramante ha invitato i membri della Commissione a esprimere la propria area di specializzazione. La discussione ha toccato anche un progetto innovativo in collaborazione con università belghe, volto a creare un network di giovani studenti impegnati nell’etica nello sport, già approvato dal PI.
Infine, è stato affrontato il problema della barriera linguistica nei webinar, proponendo di tradurre i materiali e adattare i formati per raggiungere un pubblico globale. La riunione si è conclusa con l'impegno di proseguire la discussione via email.
Si è svolta online lo scorso 31 gennaio la riunione del Comitato di Presidenza, durante la quale sono stati affrontati diversi temi di rilievo per il futuro dell’organizzazione.
Tra i punti principali all’ordine del giorno, è stata approfondita la rete di relazioni internazionali del PI con le principali associazioni impegnate nella promozione del Fair Play. In quest’ambito, è stata ufficializzata la nomina del Past President Pierre Zappelli come nostro rappresentante all’interno del Consiglio del CIFP.
Si è confermata la prosecuzione della collaborazione con le associazioni ISOH (International Society of Olympic Historians), CIFP (Comitato Internazionale Fair Play) e CIPC (Comitato Internazionale Pierre De Coubertin), già partner del PI nell’organizzazione di un evento speciale in concomitanza con le Olimpiadi di Parigi 2024. In questo contesto, è stata confermata per il 13 marzo la data dell’incontro tra la delegazione del PI e la Direttrice dell’Olympic Foundation for Culture and Heritage del CIO anche per presentare i progetti del PI.
Ampio spazio è stato dedicato ai progetti Erasmus. Fabio Figueiras, delegato ai progetti Erasmus, ha illustrato in un report, le opportunità emerse durante la Giornata Info Sport Day. Nel frattempo, il Presidente del Distretto Belgio, Paul Standaert, insieme a Yves Vanden Auweele, si sono collegati alla riunione ed hanno aggiornato il Comitato sullo stato di avanzamento del progetto MAISI/DAISI, già approvato dal PI e di cui verranno fornite ulteriori informazioni ai club.
Un’altra iniziativa di rilievo riguarda il progetto, accolto dal PI, con la proposta di chiedere all’UNESCO la proclamazione del 25 settembre come International Youth Sport Day for Education and Growth.
Accanto all’attività culturale internazionale, è stata accolta con favore la richiesta di alcuni club di poter versare volontariamente la quota proposta dal CI, a seguito dell’esito negativo della votazione sull’aumento delle quote durante l’Assemblea Generale di dicembre.
Nel corso della riunione sono state ridefinite alcune deleghe, tra cui quelle relative al Fair Play e alle Carte del PI, ed è stata confermata la composizione della CCSE (Commissione Cultura) e del gruppo di lavoro dedicato all’espansione. È stato inoltre affrontato il tema della stampa e della traduzione della rivista ufficiale nell’ambito di una politica di contenimento dei costi.
Con grande soddisfazione, il Comitato ha annunciato la nascita di due nuovi Club, uno a Rio de Janeiro (Brasile) e uno a Frosinone (Italia), segnando un importante passo avanti per la crescita dell’organizzazione.
Altri punti sono stati discussi e deliberati, le decisioni, una volta definitive e tradotte, saranno pubblicate come di consueto nell’area riservata del sito del PI.
Il Congresso Europeo sul Fair Play e l'Assemblea generale del Movimento Europeo per il Fair Play si svolgeranno il 19 maggio di quest'anno, per celebrare la Giornata mondiale del Fair Play, istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione A/78/L.85, è prevista anche la cerimonia di consegna dei premi EFP/EFPM.
L'EFPM invita annualmente tutti i suoi membri, i Comitati olimpici nazionali europei, le organizzazioni sportive e le istituzioni educative a presentare le loro candidature per i Premi Fair Play nelle seguenti categorie:
LA COPPA EUROPEA DI MERITO E IL DIPLOMA DI FAIR PLAY, realizzati con il patrocinio dei Comitati Olimpici Europei a favore di un'organizzazione/un individuo
IL DIPLOMA EUROPEO DI FAIR PLAY, realizzato con il patrocinio dei Comitati Olimpici Europei, a un'organizzazione/un individuo.
IL PREMIO EFPM “SPIRITO DI FAIR PLAY” a organizzazioni/squadre o singoli individui
IL PREMIO EFPM “FAIR PLAY FLAME” a un atleta o a una squadra under 18
IL PREMIO EFPM “FAIR PLAY VOX”, realizzato sotto l'egida di AIPS Europe per le istituzioni e le aziende coinvolte nei media stampati, radiotelevisivi o elettronici, e per le persone che vi lavorano.
I criteri per ciascuno dei Premi Fair Play, compresi i dettagli e i moduli di candidatura, sono disponibili nella sezione web dell'EFPM “Premi”: www.fairplayeur.com/awards/.
In allegato trovate la guida alle candidature per il 2025 e anche il modulo di candidatura per i diversi premi da compilare.
Le candidature per i Premi Fair Play 2025 EFP/EFPM possono essere inviate al seguente indirizzo e-mail fino al 15 aprile 2025: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Saranno accettate solo le proposte redatte sui moduli allegati.
di Alberto Bortolotti
Il ricordo di Drazen Dalipagic non può cominciare se non con una sorta di omelia cestistica del più grande santone del loro basket, il giuliano/sloveno Sergio Tavcar: “… tre campionissimi che non si possono discutere sono stati Dragan "Cobra" Kićanović, Dražen"Praja" Dalipagić e Vlade Divac. Tutti questi erano giocatori che in giornata davano la netta sensazione di essere immarcabili, caratteristica questa che distingue il campionissimo dal semplice campione. Su questi giocatori la mia convinzione è di tipo"tauceriano", cioè assoluta”.
A proposito di definizioni, a Belgrado i tifosi del Partizan li chiamavamo “Kića i Praja, pobede bez kraja” (Kića e Praja, vittorie senza fine). E, quanto alla personalità, eccovi – forse - una leggenda metropolitana: si narra che, ad un dato momento, durante la preparazione, Dalipagić si fosse recato dal granitico Professor Nikolic, il suo tecnico, a nome di tutta la squadra. “Coach, forse sarebbe meglio che ascoltasse anche cosa vogliamo noi. Perché lei il campionato senza di noi non potrà vincerlo, mentre noi, anche senza di lei, potremmo probabilmente vincerlo ugualmente”.
Quanto al record dei 70 punti, ricordo bene quel 25 gennaio 1987, il giorno dei 70 punti. Ero in redazione a Rete 7, in attesa di realizzare il corposo “Sport Today” domenicale, il notiziario sportivo che non poteva esimersi dall’affrontare in profondità Bologna, Fortitudo e Virtus (tutte giocanti la domenica pomeriggio, il “lunch match” e la “football night” erano robe, forse, da NFL). Qualche settimana prima avevamo definito MartyByrnes, l’algido e bianchissimo straniero fatto arrivare da un Avvocato Porelli un po’ in ritirata e che avrebbe, quella domenica all’Arsenale, marcato Praja Dalipagic (salvo rari e improgrammabili momenti di zona), un “tristo”: aggettivo bolognese che significa scarso. Lui se ne infuriò ma alla fine ci dette ragione, nonostante le cure che coach Sandro Gamba applicava a quel riottoso e poco combattivo esterno. A fine stagione fu liquidato.
Stupì il tabellino che diceva 70 punti (il tiro da 3 era arrivato giusto tre stagioni prima, ma mi viene quasi da pensare che lui quel bottino lo avrebbe fatti lo stesso!) però non stupì la gragnuoladi colpi che affondò le V nere tra le calli veneziane. In fondo Dalipagic era quello che “masticava” 600 tiri in solitaria alla fine di ogni allenamento, tanto da farsi dare dal custode una copia delle chiavi della palestra perché lui, il bosniaco di Mostar quando ancora la Bosnia-Herzegovina era forse una regione dell’impero titino, voleva esercitare la caratteristica, in fondo, peculiare, della palla al cesto: il cesto, appunto. Si chiama “palla a canestro”, sto sport, lo ricordo spesso anche al mio amico Ettore Messina. E dell’essenza profonda di quello sport Dalipagic è stato probabilmente l’interprete più fedele, attento, una sorta di custode del Sacro Graal: il tiro, nel suo assolutismo e nella sua purezza tecnica e stilistica. Un manuale vivente.
Nel 1987 Praja si era appena ritirato dalla Nazionale dei “plavi” che defunse poi, come entità, nel ’91 a Roma quando la Slovenia uscì per prima dalla Jugoslavia e Jure Zdovc fu allontanato, neanche fosse un ladro, dal ritiro capitolino. La sua generazione è precedente a quella scintillante che tanti ricordano: i Petrovic, Kukoc, Radja, Savic, Divac, Danilovic, Djordjevic e altri 100 da poter citare.
So solo che, per noi liceali che scoprivamo il colore in tv e le telecronache irriverenti di Koper/Capodistria, quasi sempre con la voce inconfondibile di Sergio Tavcar, esisteva una trimurti. Le Tre Divinità dell’epoca erano Mirza Delibasic, playmaker, DraganKicanovic, guardia, Drazen Dalipagic, ala.
Ah, se non credete alla possibilità dei 70 punti “senza tiro da 3”, leggete questo aneddoto udinese. 46 punti, poi la settimana dopo 50, “without 3 points line”. Ma andiamo per ordine.
Durante una delle sedute di tiro il giovane assistente allenatore Colosetti ebbe modo di dire al campione di Mostar che prima di lui aveva conosciuto e allenato un suo simile, Walter Szczerbiak.
“In una seduta di tiro con Praja gli dissi che avevo lavorato con un altro grande tiratore a Udine: Walter”. Lapidaria la risposta dello stupito Dalipagic: “Sì, grande mano, ma io sono più completo perché gioco anche in uno contro uno e mi creo il tiro”.
Ancora il coach: “Drazen ci ha portati in A1 vincendo il titolo di capocannoniere e segnando 46 punti contro Perugia e 50 contro Reggio Emilia nelle ultime due gare decisive, quando non c’era ancora il tiro da tre e lui era già trentaduenne. Quarant’anni fa la carriera non durava come ora fino quasi alla quarantina di età. Cinque o sei anni prima Dalipagic era all’apice, quando vinceva Mondiali e Olimpiadi era infermabile. Era nel pieno del vigore atletico a 27 o 28 anni, mentre a 32 giocava di tecnica nel tiro. Non era un gran difensore, ma, se stimolato, difendeva anche”.
Il M.A. Olympic Studies è un programma di master completamente accreditato, con 120 crediti, pensato per i professionisti che desiderano continuare a lavorare mentre proseguono gli studi. Questo programma part-time prevede una settimana di studio intensivo per semestre, con sei moduli che esplorano aspetti teorici e pratici del Movimento Olimpico. Tra gli argomenti trattati figurano i media e la commercializzazione, le politiche sportive e le relazioni internazionali.
Per ulteriori informazioni e per presentare la domanda di ammissione, visitare il sito web https://myspoho.dshs-koeln.de/qisserver/pages/cs/sys/portal/hisinoneStartPage.faces e un video tutorial per aiutare i candidati durante l'intero processo.
Per ulteriori domande si prega di contattare Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Panoramica generale
Il programma implementa un curriculum interdisciplinare di alto livello in Studi Olimpici per favorire i legami tra il mondo accademico e quello olimpico. Ci sono in totale 6 moduli, che coprono sia il quadro teorico che pratico del Movimento Olimpico:
1. Etica, valori ed educazione olimpica
2. Atleti olimpici e sport d'élite in transizione
3. Metodologie di ricerca negli studi olimpici
4. Governance, politica e organizzazioni olimpiche
5. Giochi olimpici - Media e commercializzazione
6. Relazioni internazionali e movimento olimpico
Le opportunità di finanziamento per il nostro programma sono fornite attraverso l'Olympic Solidarity Scholarship Programme, in collaborazione con i rispettivi Comitati Olimpici Nazionali (NOC), non direttamente da noi. Il periodo di candidatura rimane aperto fino al 28 febbraio 2025.
È la vittima numero 425 degli ultimi due anni: una strage per chi pedala.
di Matteo Contessa
Era nata in una terra di ciclisti Sara Piffer, la giovane promessa trentina delle due ruote investita e uccisa da un’automobile venerdì sulla strada Rotaliana interna che collega Mezzocorona e Mezzolombardo. Era nata a Palù di Giovo, il paese di Francesco Moser, tanto per dirne uno. E in quella terra di ciclisti se n’è andata per sempre. Presto. Troppo. Perché a 19 anni, qualunque sia la causa, è comunque troppo presto per morire. Era un’agonista, Sara, e si stava allenando insieme al fratello. Aveva iniziato la sua carriera nel Velo Sport Mezzocorona e nel 2021 si era distinta con un secondo posto nella Madison. Con il Mendelspeck Ge-Man, l'anno scorso aveva vinto a Corridonia, nelle Marche, ed era arrivata seconda nella crono trentina di Verla/Maso Roncador.
L’automobilista che l’ha investita, un signore di 70 anni, ha spiegato che stava sorpassando, ma era abbagliato dal sole e non ha visto i due ragazzi che arrivavano in direzione opposta. Pensava di darsi un’attenuante, con questa spiegazione. Si è invece gettato addosso un’aggravante: in quel tratto la carreggiata non è ampia e già un sorpasso a un’altra automobile era una manovra al limite. Se poi c’era il sole che abbagliava impedendo di vedere se qualcuno arrivava in senso inverso, allora bisognava aspettare di avere piena e chiara visuale prima di avviare la manovra.
Sara Piffer non è la ciclista numero 9 del 2025 a perdere la vita. No, Sara è la numero 425 negli ultimi 24 mesi. Una carneficina. Che in realtà non è iniziata all’inizio del 2023, va avanti da molto tempo prima se pensiamo che Michele Scarponi, insieme a Davide Rebellin senz’altro la vittima più illustre in questa lista, venne falciato mentre si allenava vicino a casa sua, nelle Marche, nell’aprile 2017. Molti ciclisti vengono investiti proprio come Sara Piffer, perché sono figure poco ingombranti nella carreggiata e pedalano ai margini della stessa. Chi è al volante pensa sempre di avere comunque lo spazio sufficiente per passare. Invece lo spazio spesso non c’è e chi è in equilibrio meno stabile ne paga sempre le conseguenze. E quasi sempre si tratta di ciclisti agonisti, perché sono loro che per allenarsi hanno bisogno di percorsi lunghi e tracciati dal fondo stradale regolare. Perciò vanno su arterie frequentate da traffico promiscuo. I cicloturisti usano invece per le loro uscite la rete sempre più ampia e diffusa di piste ciclabili interdette ai veicoli a motore.
In entrambi i casi, chi va su due ruote deve rispettare regole di sicurezza molto stringenti: casco obbligatorio, luci anteriori e posteriori sempre accese, andatura in fila indiana e il più vicino possibile al bordo della carreggiata, abbigliamento fluorescente e catarifrangenti in vari punti della bicicletta per essere visibili a distanza anche in caso di visibilità carente. Ma spesso non basta. Il Codice della Strada italiano, già nella versione precedente all’attuale, prevedeva che in caso di sorpasso debba esserci un metro e mezzo di distanza fra il mezzo a motore e la bicicletta. Ma quasi mai questa distanza viene rispettata. Poi ci sono investimenti, feriti e morti.
Qualcosa bisogna fare, per fermare questa carneficina. Ma non è più solo una questione di regole scritte. E’ una questione culturale, perché il ciclista sulla strada non può essere considerato da chi va a motore il figlio di un dio minore. Ognuno deve fare la sua parte. E il Panathlon International, che in diverse parti del mondo ha numerosi gruppi di ciclisti, non si tira certo indietro. I protocolli d’intesa, anche a a livello nazionale, sono importanti per rendere più sicura la circolazione di chi va in bici. Ma da soli non bastano se non si promuove una diversa cultura fra chi frequenta le strade con mezzi diversi.
. Serve anche altro. Un’idea molto valida sta facendosi strada da qualche tempo e proprio commentando la morte di Sara Piffer le ha dato voce forte il giornalista della Gazzetta dello Sport Luca Gialanella: bisogna partire dai corsi di scuola guida, inserendo lo studio delle regole d’ingaggio fra mezzi a motore e biciclette nei testi di preparazione alla patente e soprattutto nell’addestramento pratico obbligatorio di guida per chi la vuole prendere. Sarebbe il giusto inizio per educare le nuove generazioni di guidatori a pensare le strade come un luogo di coesistenza fra quattro e due ruote.
Intanto il pensiero del Panathlon International va a chi resta: ai suoi famigliari e in particolare al fratello di Sara che pedalava con lei e con lei non potrà più girare in bicicletta. Il dolore è straziante. E tutti quanti noi non possiamo essere solo spettatori di questa carneficina. In Italia e fuori d’Italia.
Gli uffici della Segreteria Generale rimarranno chiusi lunedì pomeriggio 27 gennaio per allerta idrogeologica (arancione dalle ore 15 alle ore 18) e martedì 28 gennaio per allerta rossa (fino alle ore 14) e arancione (fino alle 16)